Cronaca

Salim El Koudri, la famiglia rompe il silenzio: italiani senza parole

La comunità reagisce con dolore e riflessione agli eventi drammatici che scuotono profondamente il tessuto sociale, mettendo in luce le difficoltà nel riconoscere segnali di disagio nascosti dietro le mura domestiche. Nel tentativo di ricostruire la complessità di una vicenda che ha colpito molti, le dichiarazioni ufficiali e il lavoro degli esperti cercano di delineare con attenzione il quadro psicologico e familiare coinvolto, mantenendo un equilibrio delicato tra verità e rispetto per le persone interessate.

Il dolore e la preoccupazione della famiglia

La famiglia di Salim El Koudri, l’uomo responsabile dell’attacco che ha ferito otto persone nel centro di Modena, si è manifestata con lucidità e consapevolezza della gravità del gesto compiuto dal 31enne. Secondo l’avvocato Fausto Giannelli, nominato dai parenti come loro rappresentante legale, i familiari sono sconvolti soprattutto perché ignoravano il percorso di assistenza psichiatrica seguito da Salim negli anni precedenti. Il loro dolore è profondo, in particolare per la donna rimasta gravemente ferita e amputata.

Padre, madre e sorella hanno espresso al legale il desiderio di essere informati sulle condizioni delle persone colpite, chiedendo aggiornamenti dagli ospedali. "La famiglia è devastata dal dolore e concentra tutte le proprie energie e preghiere sulla salute dei feriti", ha spiegato Giannelli, sottolineando la distanza emotiva dei familiari dall’azione criminale di Salim. Nel frattempo, le indagini proseguono per approfondire la vita dell’attentatore e i dettagli dell’intervento che lo ha fermato, con il riconoscimento all’eroismo di Luca Signorelli, l’uomo che ha bloccato Salim, premiato anche dal presidente Mattarella.

Vita a Ravarino e segnali di disagio

Salim viveva con i genitori a Ravarino, piccolo comune della provincia di Modena, dove la famiglia si è trasferita dalla Bergamasca nel 2000. Il padre lavora a Nonantola, mentre la sorella si è sposata e vive in un’altra provincia. Dopo la tragedia, la casa di Ravarino è rimasta vuota: i genitori sono usciti in silenzio, chiudendo la loro abitazione e rifiutando contatti esterni, in attesa di poter vedere Salim in carcere quando sarà possibile.

Non avevano conoscenza del fatto che nel 2022 Salim avesse manifestato un disagio al Comune e fosse stato indirizzato al centro di salute mentale di Castelfranco Emilia, dove ha seguito una terapia farmacologica e un percorso psicologico interrotto nel 2024. La sindaca di Ravarino, Maurizia Rebecchi, ha spiegato che senza motivazioni particolari i trattamenti forzati non possono essere imposti, lasciando la scelta al paziente. Recentemente, i familiari avevano notato un progressivo isolamento di Salim, sempre più assorto in computer e cellulare, con comportamenti strani come borbottii e dialoghi solitari, senza riuscire però a comprenderne le motivazioni.